APPROVATE LE NUOVE ALIQUOTE IMU, LA MINORANZA VOTA CONTRARIA

Gimigliano, Domenica 12 Maggio 2013 - 17:58

redazione gimigliano

Con la delibera n° 14 del 29/04/2013 il consiglio comunale ha approvato le variazioni delle aliquote riguardanti l’imposta municipale propria, la famigerata IMU. In attesa di chiarimenti dal governo centrale sulle intenzioni di revisione dell’imposta, l’amministrazione comunale del sindaco Massimo Chiarella ha approvato le nuove aliquote che saranno dello 0,40% per le abitazioni principali e delle pertinenze ad esse attribuite classificate nelle categorie catastali con la dicitura C/2, C/6, C/7. Per tutte le altre categorie di fabbricati si adotterà un’aliquota dell’1,06%, quindi abitazioni secondarie, negozi, laboratori, uffici, studi privati, aree edificabili e tutte le unità immobiliari a uso non abitativo. L’ente comunale chiarisce che le nuove aliquote avranno carattere retroattivo dal primo gennaio dell’anno in corso. Si provvede a tale aumento per avviare a pareggio il bilancio previsionale del 2013, sul quale grava il Patto di Stabilità e la Spending Review, il provvedimento che ha provocato un taglio agli enti comunali, e nello specifico in quel di Gimigliano pari a 23.996 € per il 2012 e di 107.984 € per il 2013. All’approvazione delle nuove aliquote ha votato contrario il gruppo di minoranza “Uniti per Gimigliano”, riconoscendo attraverso le parole del consigliere Paonessa, che “si possono pareggiare i conti diminuendo la parte della spesa corrente e seppur l’aliquota sulla prima casa non è aumentata, comunque ci saranno altri aumenti che i cittadini subiranno”. “Si potrebbe – continua Paonessa – eliminare l’IMU per i locali adibiti a uso commerciale, recuperando alcuni capitali dall’eliminazione dei contributi alle associazioni”. Sulla questione IMU saranno opportune idee che convergano verso un’unica direzione e che salvaguardino l’economia delle famiglie che risentono ogni giorno della difficoltà di arrivare alla fine del mese, anche se il cittadino deve riconoscere dove finisce il limite della responsabilità che hanno gli enti comunali, e dove inizia quella del governo centrale, che ancora non ha guardato con la dovuta attenzione alla delicata situazione economica dei comuni italiani.



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